sofia, bulgaria
Europa Viaggio esteriore

Sofia (Bulgaria), primo impatto

Aeroporto di Bari

Come quando ho lasciato Istanbul per tornare in Italia in occasione di una visita medica, sono qui a farmi le stesse domande aspettando l’aereo che mi porterà in Bulgaria, a Sofia, dove mi fermerò due giorni prima di rientrare a Istanbul. Mi faccio l’identica domanda. Da Istanbul all’Italia era “perchè dovrei partire?” e oggi “perchè sto partendo?”. E allora comincio a cercare i motivi, a montarli e smontarli, tenendo quelli buoni e bruciando quelli che non mi soddisfano. D’altronde, perchè dovrei restare? Questa è l’unica domanda che trova soddisfazione solo nel rispondersi con un’altra domanda. Perchè partire? Perchè restare? Sono i due bracci della bilancia a cui posso aggiungere illimitati pesi campione. E so che avrò sempre tanti motivi per tornare, e tanti motivi per partire.

Davanti a me, il vassoio pieno di briciole.

 

Arrivo a Sofia

Arrivo a Sofia con un’ora di ritardo e volo Wizzair da 23 euro sola andata. Fuori dal terminal 1 acquisto il biglietto per l’autobus 184 che mi porterà al terminal 2 da cui prendo la metro (costo autobus 1.30 lev se non erro). Nel fare ciò conosco un ragazzo italiano molto estroverso e una ragazza bulgara di ritorno da Bari. Lei non fa altro che ridere ad ogni battuta, seppur banale, dell’italiano che mi accompagna. Con la metro (1.60lev) scendo a Serdika dopo 15/20 minuti di viaggio. Mi rendo conto che il Santa Sofia Luxury Guestrooms è praticamente di fronte all’uscita della fermata Serdika. Ciò è molto comodo. La stanza si presenta bene, poi mi rendo conto che è carente in quanto a prese elettriche (solo una accanto al letto utilizzata dal lume), e la spalliera non è fissata, quindi mi è impossibile star seduto sul letto senza spingerla sul muro con un tonfo rumoroso. Il cuscino è piccolo, dettagli. Il bagno è privato ma esterno, pulito, ma manca il phon. Inoltre l’acqua calda tarda ad arrivare ed è uno spreco tenerla aperta in attesa che si riscaldi. Mi lavo la faccia e decido di fare due passi, sono le 22. Pago la camera 80 lav per due notti.

Le strade sono ben tenute, l’illuminazione degli edifici importanti dà all’occhio la sua parte. Visito la moschea Banya Bashi, costruita nel 1566 durante la dominazione ottomana. La conquista da parte della russia lascia la moschea in ottime condizioni. Poi decido di fare dietro front e proseguo lungo boulevard Vitosha, pieno di locali di ogni tipo. Da lontano noto un narguilè e decido di entrare, è il Cafè Sofia. Qui ordino 8 piccole bruschette, un narguilè menta e limone e un cocktail analcolico alla frutta. Totale: 31 lav. Conosco tre italiani, due carabinieri e un poliziotto antisommosa con cui passo la serata raccontandoci quattro storie e due pareri. Un’ora dopo lasciano il locale e resto solo, bombardato dalle immagini di corpi di donne che si alternano su un enorme display a centro sala. Il fumo del narguilè mi offusca la vista, sullo sfondo piroettano sederi e corpi di modelle no stop.

Sono stanchissimo e decido di rientrare. E’ l’una e mezza di notte. Fuori ci sono -2 gradi. Davanti a me un rasta con i dread perfetti avanza a passo svelto. Seguo la sua traiettoria che è uguale alla mia. Attraverso il sottopassaggio della metro e raggiungo l’hotel. Mi lavo e vado a cercare il sonno.

 

 


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