Ulu camii, Sebastiano Edoardo Casella
Turchia Viaggio esteriore

Diyarbakır (Amed), il primo incontro

Nome origiale: Amed

Significato del nome attuale: Terra di rame (qui si estrae il rame)

Abitanti: nel 2013 se ne contavano 930.266

Ho raggiunto Diyarbakır con un bus in partenza da Batman (otogar) in un’ora e trenta di minuti di viaggio. La “Buona novella” di Fabrizio de Andrè come soundtrack. Nessun posto di blocco lungo la strada, eccetto qualche controllo di routine. A Diyarbakir prendo l’autobus per il centro. L’autista mi lascia in una strada imbottita di hotel, la İnönü Blv. e qui scelgo l’Hotel Gül a 40 lire per notte (intorno a 8 euro). Istintivamente decido di restare 5 giorni, senza programma. Il receptionist è incredibilmente ospitale, non ci capiamo ma c’è un certo feeling di simpatia.

L’hotel è discreto, non c’è un servizio di pulizia, il lavabo ha la ceramica rotta. Riscaldamento e connessione internet sono impeccabili. Anche il letto è molto comodo. Colazione NON è inclusa. Di solito faccio colazione presso una delle tante pasticcerie sulla strada. 5tl di baklava + Çay. La “scrivania” è scomoda, troppo stretta per usare il mouse senza massacrare il polso.

Diyarbakir castello
Diyarbakir castello

Scopro presto di trovarmi a due passi dalla storica cinta muraria costruita dai Romani nel 297 a.C. Mi rendo anche conto che la città è sotto stretta sorveglianza, ci sono poliziotti e camionette blindate ovunque. Il contrasto polizia/muro romano offre a chi la sa cogliere la sua poesia. Inizialmente mi sento a disagio, osservato, ci sono telecamere fin sopra nei minareti. La polizia è guardinga.

Per chi non fosse abbastanza informato la città sta vivendo un conflitto interno che risale agli anni della fondazione della repubblica di Turchia, quando dopo l’accordo Sikes-Picot fra Inghilterra e Francia la promessa di una terra al popolo curdo fallì miseramente in seguito a una protesta nazionalista turca. Poi il sogno curdo cessò di esistere con il trattato di Losanna. Adesso i curdi si trovano costretti a vivere in terra turca e non possono gestire autonomamente la propria etnia, molto antica tra l’altro (a questo proposito ricordiamo Salah ad-Din, combattente curdo che recuperò la Palestina dall’assedio dei crociati). Per questo motivo col passare degli anni sono nati alcuni partiti (secessionisti) in difesa dei diritti dei curdi, come il PKK che viene tutt’ora ritenuto una organizzazione terroristica insieme al suo braccio militare YPG/YPJ. Il PKK è al centro dell’attivismo curdo in Turchia e specialmente a Diyarbakir (considerata la capitale del Kurdistan fantasma) le sue azioni sono spesso violente e mirate ad obiettivi militari. Proprio 2 notti fa 3 poliziotti sono stati uccisi in un distretto poco lontano da qui. A parte eventi di questo tipo il turista si può muovere liberamente e in tutta serenità (il PKK non ha niente contro di voi), la popolazione locale offre una accoglienza senza pari. Gli unici consigli che devo darvi sono di evitare di sbandierare simpatie politiche per una o per l’altra parte in oggetto, e di non fotografare centri di assembramento di polizia.

Diyarbakir, anziani in strada

Fatte queste doverose premesse si può affermare in tutta sicurezza che Diyarbakır MERITA di esser visitata. Certo è pur sempre una grande città con tutto ciò che ne consegue, ma i momenti di silenzio e serenità non sono rari. Basta farsi un giro nella città vecchia per capire di cosa sto parlando. Come gran parte dell’est turco i bambini, se vi piacciono, vi faranno spesso compagnia. Ricordo inoltre che la città è molto conservatrice, quindi siate rispettosi dei valori e delle tradizioni locali. E’ bello vedere gli anziani signori manovrare e scambiarsi i loro Tasbih come fossero preziosi oggetti al centro delle loro vite. Se vi capita di essere invitati a sedervi fra di loro, accettate. Se siete troppo timidi per farlo, accettate lo stesso. Amano l’italiano, e meritano lo stesso interesse che loro hanno verso di voi.

Diyarbakir, turismo
Diyarbakir, distretto di Sur
Diyarbakir, città vecchia
Diyarbakır, distretto di Sur

Al mio arrivo in città ho conosciuto quasi subito alcuni ragazzi locali, come Aziz, che sebbene non parlasse inglese mi ha accompagnato lungo l’intera cinta muraria. Purtroppo devo ammettere che il muro non è tenuto in buone condizioni. Attenzione, non ho detto che non è interessante, solo che le condizioni in cui si trova fanno un pò dispiacere. Il muro difensivo di Diyarbakir è storicamente superbo, alto, spesso e ricco di percorsi interni e segreti. E’ stato costruto dai romani e successivamente ristrutturato dagli Ottomani dopo la conquista della città fra il XV e il XVI secolo. E’ lungo più di 5km e alto 10 metri. I ragazzi del posto frequentano le torri del muro per i loro pic-nic con bella vista.

In un negozio di giocattoli il venditore stropiccia un volantino di Erdogan e lo nasconde in attesa di liberarsene del tutto. Mi sorride e mi mostra la foto di suo fratello che è morto. La situazione è tesa, la gente vive sotto stretto controllo. C’è chi si sente turco e chi perfino ha deciso di unirsi all’esercito nazionale e mi insegna a cantare il suo inno, ma molti non sono affatto soddisfatti. Alle domande più delicate non mostrano segni di apertura. Domande che non ho più fatto.

Diyarbakir
Diyarbakir, edificio con evidenti segni di conflitti a fuoco

In alcune strade sono visibili i segni evidenti di alcuni conflitti a fuoco che hanno segnato la storia recente di questa città. Conflitti fra il PKK e la polizia. In queste immagini si notano i segni:

 

Diyarbakir, conflitto a fuoco
Diyarbakir, il “minareto con quattro gambe” è evidentemente danneggiato dai proiettili

Pizza e karaoke nel distretto di Ofis!

Il distretto di Ofis è quello che dovete raggiungere se cercate vita notturna e divertimento. Presso l’Empati Kafe passo una splendida serata. I ragazzi che lo frequentano mi accolgono con sorpresa e mi fanno presentare al karaoke, concedendomi la possibilità di cantare una canzone a scelta. Io scelgo Payz di Mem Ararat che mi sembrava più in tema. L’unica cosa da cui resto tristemente colpito è quando una ragazza che decide di accompagnarmi lungo il mio ritorno all’hotel, si ferma improvvisamente per chiedermi dei soldi. A quel punto la sua compagnia ha cominciato a non piacermi. Non tanto per i soldi, ma per i dubbi che mi ha stuzzicato. La saluto e continuo da solo. Non fa storie. Ah, consiglio una pizza presso Pasaport Pizza, è una simil focaccia ma è buona.

E preparatevi perchè non ho mai visto un curdo approffittare della vostra disponibilità di denaro favorita dal cambio. Spesso, se vi prendono bene, saranno loro a offrirvi qualcosa! Il cameriere di una pasticceria oltre allo sconto ha deciso di regalarmi una scorta di salviettine per le mani! Un pranzo a base di corba e insalata mi è stato offerto dal ristorante! E tanti tea! Al mio rientro in hotel il receptionist si alza e mi viene incontro scherzando in tutti i modi compresibili!

Il giorno successivo incontro Sinan, un ragazzo sereno e affabile che mi aiuta a orientarmi storicamente fra la strade della città. Visitiamo l’antica chiesa assira della Vergine Maria, ancora la Grande Moschea e poi il quartiere di Sur. Devo ringraziare la sua disponibilità, sento di aver fatto un incontro diventato in breve una grande amicizia.

Non amo suggerire cosa visitare, dal momento che basta una ricerca su google per capire cosa vedere. Però è doveroso fare almeno una piccola lista di ciò che io ho visto:

Principali attrattive storiche

Cahit Sıtkı Tarancı Museum

L’edificio è dedicato al poeta Tarancı (1910–1956) che qui vi è nato  e di cui non conosco assolutamente nulla. Mi informerò. L’architettura è molto elegante. E’ situato nel distretto di Sur vicino alla meravigliosa Grande Moschea. E’ attualmente uno dei più importanti esempi di architettura civica a Diyarbakir, costruito nel 1820.

La Grande Moschea

La Ulu Camii è la moschea più antica di tutta l’Anatolia. E’ datata 639 d.C. e fu costruita subito dopo la conquista della città da parte dei musulmani. Inizialmente era una chiesa assira.

Ulu camii, DIyarbakir
Ulu camii, Diyarbakir
Cahit Sıtkı Tarancı Museum
Cahit Sıtkı Tarancı Museum

Hasanpaşa Hanı

Un antico caravanserraglio imbottito di caffè e negozi. Si trova anche del buon narguilè e l’atmosfera è rilassata e familiare. Questo edificio fu costruito nel 1573 dal governatore ottomano Vezirzade Hasan Pasha. Nel momento in cui scrivo questo paragrafo sono le 23.18 e mi trovo proprio qui.

Hasanpaşa Hanı, Diyarbakir
Hasanpaşa Hanı, Diyarbakir

Ahmed Arif Edebiyat Muzesi

Museo adiacente a quello di Taranci. Altro importante poeta curdo vissuto fra ’27 e il ’91. Propongo qui una poesia tradotta in inglese:

In jail
Have you heard, stone wall,
iron door, blind window?
my pillow, my berth, my chain
the doleful photo in my secret
for which I almost died
have you heard?
my visitor has sent me green onion
my cigarette smells carnation
Spring has come to the mountains of my country…

Chiesa assira della Vergine Maria

Chiesa costruita nel III secolo dagli assiri che accolsero il cristianesimo. La chiesa ci perviene praticamente intatta.

Il ponte di malabadi

A un’ora di macchina da Diyarbakir si trova il ponte di Malabadi, costruito durante il periodo di dominazione assira fra il 1147-1148 d.C.

Se vi ferma la polizia

Restate calmi e non succederà nulla. Si assicureranno che sulla vostra macchina fotografica non siano presenti fotografie sensibili e nello zaino niente di strano. Ovviamente non portatevi dietro registratori e taccuini se non volete far nascere dubbi e perdere un sacco di tempo. A me è successo e dopo un paio di domande mi han chiesto di giocare la schedina con le squadre italiane. Non ci capisco niente di calcio, ma un buon innocente italiano deve almeno fingere di conoscerle bene!


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