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« Impara la modestia se vuoi la conoscenza: un altopiano non potrà mai essere irrigato da un fiume »

Parole che anticipano l’ingresso nel ring dei combattenti (pahlavan) dello Zurkhaneh, un ring a forma di pozzo ottagonale che va dai dieci ai venti metri di circoferenza, uno sport non violento il cui ultimo fine è la lotta contro se stessi, la resistenza, perchè non c’è avversario più insistente del nostro stesso io. Ammetto di essere entrato nella sala aspettandomi la rissa e invece, poco dopo, il mio accompagnatore mi conferma che non si tratta di una lotta contro l’avversario ma di una prova spirituale.

Arte, poesia, forza, filosofia in un’unica proposta. Nessuno tocca il rivale, lo sfiora roteando come i Dervisci sufi e tendendo un pugno che non giunge mai a destinazione. Perchè l’ultimo fine di questa performance è rappresentare la sfida, quella dello spirituale sopra l’umano, del saggio contro l’istintivo, non di quella nostra contro li altri. Perchè non avresti alcun motivo per sfidare qualcun’altro se sai già chi sei, se ti riconosci, se riconosci il tuo valore e senti di avere un peso, una sostanza, una parte in questo mondo, una storia, una bellezza, una continua scoperta.

Dall’alto della sua sardam il morshed ritma li esercizi con un lungo canto dai toni epici e voce poderosa, anziana ma forte, a tratti rauca ma sempre resistente, mentre sotto di lui, nel pozzo, gli uomini eseguono esercizi di forza sollevando pesi importanti, grossi anelli d’acciaio riempiti di altri pesi che sono a loro volta dei sonagli. Quando il morshed suona le campane gli eroi cambiano esercizio, sollevano i mils portandoli dietro la schiena e sopra le spalle, grossi macigni dotati di una braccio da cui è possibile impugnarli.

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Questi atleti sono anche tassisti, operai, mariti e padri, umili lavoratori che in queste occasioni dimostrano come il proprio status sociale non sia altro che una illusione alla luce del sole di utilità temporanea, artificiale, di discreta importanza rispetto all’interesse per problemi più alti e universali che necessitano di sforzi maggiori.

Lo Zurkhaneh è la pratica di una saggezza mistica pre-islamica e Sufi che tende a rappresentare con l’azione il movimento interiore. Quando gli atleti iniziano a stancarsi ti accorgi che allora la modestia è riconoscere il fatto di non avere neppure abbastanza forza per dominare te stesso e far fronte ai nostri limiti umani. Uno sport che prova costantemente la propria demarcazione, il proprio confine. Ed è la modestia a renderci saggi nel riconoscere che la forza non va mai sprecata poichè non basterà mai neppure a vincere il nostro corpo che è il nostro unico regno.

Il guerriero è colui che è ancora in grado di alimentare i buoni propositi, quelli di crescita, lottando costantemente contro le debolezze del proprio essere uomo, quelle che generano stress, cattive intenzioni, vendetta, rabbia, invidia, egoismo, desiderio di potere. Un uomo che domina se stesso non cerca autorità.

 

Sorge spontanea una domanda. La conoscenza di cosa è davvero conoscenza?

 

 

 

cover ph credits: Alastair Lomas