Ancora una delle poesie che scrissi in tempi in cui ero inzuppato di innoncenza, giovanissimo, mica rinsecchito come ora, uno studentello a cui bastava poco... che ancora non sapeva che quel poco costa un fottio di sacrificio.
sono passati decenni,
sprizzati via come la schiuma di uno
champagne,
avrei potuto maneggiarlo
questo cazzo di tempo,
e invece adesso mi ritrovo
gonfio di lacrime in attesa di uscire.
Non ho più il coraggio
di guardare la gente negli occhi,
quando lo faccio ogni pensiero,
ogni tristezza repressa, ogni ricordo
comincia a spingermi i bulbi degli occhi
per scappare via e sputarmi addosso
tutto il pianto che non gli ho mai permesso.
Di giorno vesto elegante,
un uomo comune che mette indosso malinconia,
mi rendo conto che fra i passanti sono l'unico
a fissarli quando loro non lo fanno,
per difendermi,
per prendermi il tempo di sembrare in agguato,
e poi rintanarmi nei miei passi quando
mi superano.
Gente che esce dai tabacchini,
dai bar, dalle mense,
tutte persone che sono passate
da un tavolo, da un cassiere, da un presente
che non esiste.
Mi rendo conto di come tutto sia passato,
e quel che mi resta non è che il risentimento,
la colpa di non aver fatto questo
al posto di quell'altro.
Mi sembra tutto finito, non c'è dubbio,
potrei spiegarti mille favole,
illustrarti la casa con una matita
e tentare di fartela vedere meglio di come
la vedresti entrandoci, disilluso.
Hai tanto da dire più di me?
io non credo, dal momento che ho
capito che le persone che mi
passano accanto non sono altro che i segmenti,
le briciole in cui la mia anima si è sparsa
su questa terra confusa.
