Una poesia che ho scritto quando la mia fede per la tecnologia era decisamente imperturbabile, fatale, piena di timore e passione, ancora tanto ingenua da percepire la pervasività degli algoritmi. Molti anni fa, io, il mondo, prima ancora di dedicarmi al codice, me lo immaginavo così.
Sono affacciato al mio balcone
sotto l'universo aperto,
davanti ho un deserto di case,
una distesa di abitazioni mute;
non ci sono più padri,
niente madri
e neppure i bambini.
Anche la morte ha lasciato
questo deserto di abitazioni.
Hanno detto che
le macchine giungeranno all'alba
dai boschi,
e la mia donna si innamorerà di loro.

