Quando io ho scoperto Tarkovsky, avevo 17 anni. Corsi da mia madre e le dissi: guarda, guarda cosa ho trovato... è lento, bisogna osservare, ed ero così euforico che non m'accorsi nemmeno che quello non era il momento adatto, perché lei stava mangiando, e Tarkovsky richiede massima attenzione. Allora provai a convincerla, a strapparle qualche secondo per farle guardare quelle lunghe carrellate sull'erba, e nell'acqua sporca... niente, nei suoi occhi non vidi l'attenzione necessaria, continuai a sentirmi solo ma in compagnia di un buon autore. Di ingenuità ne avevo da regalare. Mi sembrò di aver scoperto qualcuno che mi capiva, nel mondo. Il film che provavo a mostrarle era Stalker, che avevo già guardato due volte. Lo avevo scaricato per errore al posto di un videogioco omonimo: per errore.... pensate quanto cambiamento può apportare un errore... perché io da quel giorno subì un drastico colpo di scena, mi dimenticai perfino del videogioco, per sempre. Non avevo mai visto nulla di simile, prima d'ora, non pensavo nemmeno che esistesse... certo cinema. Invece esisteva, e veniva dalla Russia. Fui così preso che iniziai a studiare il russo per poter riguardare i film in russo... inutile dire che abbandonai la missione, non avevo abbastanza fegato e tempo e voglia per addentrarmi in un linguaggio complesso come quello, fino ad oggi dovetti accontentarmi delle traduzioni, dei doppiaggi e dei sottotitoli. Però fui così entusiasta che qualcuno, davanti ad una birra, mi suggerì di andare a studiare cinema, all'università, e li per li l'idea mi piacque, infatti decisi di iscrivermi l'anno dopo.... peccato però che, a completamento degli studi, non imparai ad apprezzare null'altro al di fuori di Tarkovsky (che tra l'altro non mi introdussero neppure), e fui anche costretto a chiudere il mio rapporto con il cinema in generale, che da allora non ho più seguito nè guardato.
La mia storia con il cinema è stata solo la mia storia con Tarkovsky, nulla di più e nulla di meno. Al di fuori di una piccola avventura d'amore con il noir, che firmò anche la mia tesi di laurea... non ci fu altra relazione a parte quella. Non amai nulla. Mi sembrava tutta un'esca... un amo pendente nel mare dell'esistenza. Il cinema mi sembrò una trappola astuta, un obbrobrio intrattenitore... uno svago per uscire dal qui ed ora, una consolazione, un trastullo per perder tempo. Con Tarkovsky invece dovetti ammettere di sentirmi più vivo, lo guardavo per rilassarmi, lo guardavo per riprendere contatto con la terra, con il vivere stesso, con il senso stesso di esser qui... perché mi piaceva il modo in cui filmava le cose, lentamente... dandoti il tempo di assorbirle pienamente, di trascenderle.
Con Tarkovsky capii che non ero l'unico a guardare le cose in un certo modo, con lentezza, gustandole fino all'atomo e oltre. Senza mai perdere di vista la consapevolezza d'esser presenti.
Subito dopo comprai anche Solaris... e lo guardai due volte... 6 ore di fila. In quel momento capii un poco di più me stesso, e mi resi conto che la mia strada non era sbagliata, ma semplicemente un'altra strada che andava assecondata.

